Albania


13052521_235018093526605_220269551_o
LA NOSTRA PRESENZA

L’apertura delle frontiere albanesi nel 1991 ha aperto nuovi orizzonti alla nostra famiglia religiosa. Tanti albanesi hanno raggiunto la costa di Otranto e sono stati ospitati nelle nostre case. Accogliendo queste persone, è stato raccolto il grido di un popolo; da subito infatti, la nostra famiglia, si è interessata al loro paese di origine, al di là del mare. Le prime sorelle che hanno raggiunto l’Albania si sono trovate a rispondere a continue emergenze, come accade in ogni paese che deve letteralmente rimettersi in piedi dopo tempi di oppressione. Per far fronte alla povertà di un popolo appena uscito da una dittatura, la risposta è stata prevalentemente in ambito caritativo e sanitario. Con il passare degli anni, in ascolto dei segni ei tempi l’accento è stato posto nell’ambito educativo e formativo con l’apertura del centro diurno Shën Françesko per l’accoglienza di bambini e ragazzi. Fin dall’inizio l’evangelizzazione muoveva i suoi primi passi ed era al fianco e a sostegno delle diverse attività. Attività che si sono diversificate grazie alla partcipazione dei coloro che cresciuti con noi desiderano restituire quello che hanno ricevuto. Ad oggi cogliamo l’importanza del formare l’uomo, per condurlo alla sua dignità, alla sua unicità, alla bellezza, al desiderio, al servizio, al dare la vita.

IL SERVIZIO CARITATIVO

Babica e madhe, una delle periferie di Valona è il villaggio nel quale viviamo. La realtà sociale è caratterizzata da una precarietà a diversi livelli: istituzionale, economico-finanziaria, sanitaria, lavorativa, familiare e scolastico-educativa. L’impossibilità di trovare lavoro spinge alcuni a cerare il guadagno facile – nella criminalità, droga, prostituzione – mentre molti uomini emigrano all’estero. La donna si ritrova da sola a dover educare i figli e mantenere la famiglia, ancora di tipo patriarcale. Grazie alla costruzione di un pozzo artesiano, gran parte del villaggio viene da noi per attingere acqua potabile, perchè quella dell’acquedotto non lo è. L’appuntamento alla fonte è l’appuntamento delle donne, che possono prendere l’aqua e lasciare quei pesi dei quali sono sempre sovraccaricate. É un momento privilegiato di incontro per loro e anche per noi, perchè si intessono relazioni significative e di aiuto. Ogni volta che è possile retituiamo la visita recandoci nelle loro case, e anche li il tempo diventa preziosissimo, tempo di ascolto di condivisione di una cultura altra, condivisione di necessità, di desideri, di progetti.

13062748_235009413527473_1311841400_o

CENTRO SHEN FRANCESKO

Il Centro diurno Shën Françesko vuole essere luogo di incontro, per rendere i bambini stessi, gli educatori, ogni persona e ogni attività ludica, sportiva, culturale, luogo di incontro; senza distinzione di credo, razza, etnia e sesso. La finalità ultima è quella di: formare a partire dai più piccoli persone nuove creando così una coscienza sociale. 150 minori circa, frequentano il centro mattina e pomeriggio, in alternanza con l’orario della scuola del villaggio. Proponiamo ogni anno percorsi a tema per piccoli e grandi. Lo sport è una delle occasioni che riteniamo più valide per i ragazzi per scoprirsi nel loro corpo e nella squadra. Il centro diurno è fornito anche di una sala coputers e di una ricchissima biblioteca che conta 4000 volumi tra libri di lettura per tutte le età, testi scolastici e libri da consultazione (enciclopedie, dizionari, atlanti…) tutti in lingua albanesi, due sezioni sono dedicate a due lingue straniere. Abbiamo realizzato un sostegno alle ragazze, attraverso delle borse di studio volendo promuovere, loro stesse e il loro futuro!

EVANGELIZZAZIONE

La Chiesa Albanese, sulla scia della Chiesa Universale, ha cominciato a riflettere sull’evangelizzazione a partire da una lettura della situazione attuale non più di emergenza. “Viene evidenziata una diversità di impegno a seconda dell’area geografica del paese. Più fondata sulle tradizioni e sulla religiosità popolare al nord; di minoranza e di provenienza da altre religioni, ma nel contempo vivace, al sud. Emerge che l’oggetto specifico dell’Evangelizzazione va promosso essenzialmente attraverso la proclamazione coinvolgente della Parola (Catechesi e predicazione) che favorisca una maggiore conoscenza e diffusione della Scrittura; la Celebrazione della liturgia (Eucarestia, sacramenti) sia gioiosa e partecipata; la riscoperta della comunità ecclesiale come luogo dove nasce e cresce la fede, superando la sua privatizzazione e suscitando il senso di appartenenza alla comuntità.” (KSHEL 2013). A sostegno di questo, durante la prima Assemplea Nazionale della Chiesa albanese (giugno 2015), sono emerse diverse proposte per la catechesi che riguardano itinerari che non devono essere finalizzati esclusivamente all’ammissione ai sacramenti, ma devono rappresentare percorsi di crescita nella fede”. Anche nella nostra esperienza di chiesa locale stiamo spostando l’accento su percorsi di evangelizzazione, di annuncio del Vangelo, perchè i bambini e i ragazzi che da sempre frequentano il nostro centro crescono e l’esigenza si diversifica, diventando soprattutto richiesta di ascolto dei loro vissuti ed esigenza di una Parola che dia loro vita, che gli indichi la Via. Questo servizio ci coinvolge a livello locale, parrochiale, diocesano e nazionale!

SERVIZIO ALL’ORFANOTROFIO

L’avventura alla “casa dei bambini” di Valona è iniziata a Giugno 2012, quando il gruppo Quetzal (onlus italiana) è arrivato in Albania per una visita al Centro disabili, alla Pediatria e al nostro caro orfanotrofio, come avviene ormai da anni. Incontrando questi medici si è aperta la possibilità di conoscere questa nuova realtà sociale . In quei giorni i medici visitando i bambini hanno segnalato in modo particolare il caso di tre di loro, diagnosticando il rischio di autismo che avrebbe determinato il passaggio al centro disabili, al compimento del sesto anno di età, come era già accaduto in tanti altri casi. “In fondo però se i bambini passano i primi mesi, i primi anni di vita senza relazioni personali significative non può accadere diversamente”, questa era la riflessione dei medici. Ho conosciuto questa realtà dell’ofanotrofio e ho raccolto la ricerca e la disponibilità di alcuni ragazzi, cresciuti al nostro centro diurno a Babice, e desiderosi di ridonare ciò che avevano ricevuto: tempo, attenzioni, sguardi, abbracci, parole di bene; relazione..e così è nata l’esperienza di volontariato.

13063971_235009323527482_964626138_o
STORIA ALBANESE

L’Albania è da sempre un paese di frontiera. Terra di confine tra l’impero Romano d’occidente e d’oriente. Una frontiera invasa prima dai popoli slavi , poi dagli ottomani per secoli e poi nel secondo dopo guerra dagli italiani. L’ultima oppressione si è generata dal suo interno. Uno studioso nel rileggere la storia albanese, afferma che: “le religioni hanno consentito agli albanesi di preservare la loro identità nazionale, allorchè al di fuori della religione pochi altri elementi avrebbero consentito loro di differenziarsi dai serbi o dai bulgari in modo tale da evitarne l’assimiliazione”. Si sviluppò una vera e propria “divinizzazione” dell’identità albanese e quindi di una religione alternativa. Fu facile l’instaurarsi di un regime dittatoriale. In nome della nazione si procedette all’eliminazione di quelle comunità che diffondevano un messaggio di speranza e di aperrtura verso l’altro (Altro). Enver Hoxha iniziò una perecuzione spietat verso la Chiesa Cattolica a cominciare da dom Lazer Shantoja fucilato a Scutari nel 1945. Da allora in poi, si sono susseguiti processi sommari e fucilazioni continue ai danni del clero cattolico e di tutti coloro che si manifestavano contrari all’azione di governo. Questa profonda piaga, tuttavia, non ha potuto cancellare la fede trasmessa di nasosto, nella clandestinità regalandoci, oggi di poter meglio vedere il disegno del Signore che, dalle profondità delle tenebre della storia ha condotto il popolo albanese all’oggi segnato ancora da tante cicatrici sanguinanti ma illuminate dalla possibilità di riscoprire radici di un passato in cui il germogliio della fede ha resistito al male. Radici che si possono ritrovare visitando i siti di alcune Chiese del primo secolo, i luoghi dei martiri che ancora parlano di vita donata e incontrando alcuni dei tetimoni ancora in vita.

FORMAZIONE

La nostra presenza qui ci permette di essere coinvolte direttamente in ogni attività della nostra missione. Il cuore di questa nostra presenza crediamo sia l’attività fomativa! Questa è la richiesta di chi accanto a noi muove i primi passi nella vita come i bambini dell’orfanotrofio che con gioia attendono il gruppo dei giovani volontari, i volontari stessi che desiderano retituire l’amore ricevuto rispondendo alle necessità del terretorio come avviene con il servizio che prestano; i ragazzi che si aprono alla realtà sempre nuova e tutta da scoprire nelle sue proposte, del nostro centro Shën Françesko, e degli educatori che seguono i ragazzi in tutte le loro attività! Tante sono state le emergenze, e tante realtà si potrebbero leggere come tali oggi, rimanendo noi e loro ingannati nell’illusione di un’assistenzialismo che non trova fine. Un’altra è invece l’urgenza: la formazione! Intendiamo per formazione il pensare insieme i servizi, il coinvolgerci reciprocamente, il darci fiducia! Tutto questo ci sta guidando verso la dignità umana, la bellezza, nei servizi e nelle relazioni, di generazione in generazione!

Plutarco afferma: “la mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere”; tanto più lo sarà il cuore, la vita! Così davanti ad uno scenario globalizzato ma con forti tratti tradizionali, crediamo che la formazione sia risposta alla sovrabondanza di informazioni e al ormai pesante formalismo. I percorsi di fede proposti ad ogni fascia di età, fanno emergere la forza formativa della fede stessa, che restituisce all’uomo la sua vera dignità, compresa nella grandiosità della creazione, incarnazione, redenzione! Formare, accendere fino a far desiderare vita nuova, vita vera, vita in Cristo, vita ecclesiale; perchè se è vero che dall’appartenenza non necessariamente ne deriva una formazione delle persone, dalla formazione sempre si genera appartenenza!