Le testimoni

MADRE MARIA FRANCESCA D’UVA                                                

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Madre Francesca D'Uva

Maria D’Uva nacque a Nocera de’ Pagani, provincia di Salerno, il 9 maggio 1850. Trasferitasi con la famiglia a Castellammare di Stabia (NA), partecipò al progetto di attività pastorale iniziato da don Vincenzo Gargiulo e da sr. Agnese Russo nela parrocchia dello Spirito Santo: nel 1869 fu tra le prime infatti a collaborare il modo fattivo alla realizzaizone della scuola gratuita di lettere e lavoro presso la parrocchia, offrendo la sua disponibilità come insegnante. Allo stesso modo, nel 1870, fu tra le prime a costuire il piccolo gruppo che iniziò l’esperienza di vita comune dal Quale ebbe origine l’Istituto della Suore Alcantarine.

Vestendo l’abito religioso nell’ottobre del 1874 prese il nome di sr. Maria Francesca dell’Assunzione. Emessa la professione l’8 dicembre 1876, ricevette dapprima l’incarico di maestra delle novizie ed in seguito venne inviata a Sant’Agnello (NA), quale responsabile dell’apertura della prima casa locale.

Nel 1879 venne trasferita a Roma per l’apertura della casa di riabilitazione “S. Margherita da Cortona”, dedicata all’accoglienza delle giovani provenienti dal mondo della prostituzione; nella cappella di questa casa emise i voti perpetui l’8 dicembre del 1891.

Dopo la morte di madre Agnese Russo, il 15 marzo del 1892, nel corso del primo Capitolo generale, venne eletta a pieni voti Superiora maggiore: più volte rieletta, ricoprì questo incarico per 18 anni.

Durante gli anni del suo governo, l’Istituto conobbe una veloce diffusione e ricevette l’approvazione pontificia della Regola e delle Costituzioni.

Di temperamento energico e deciso, amò l’Istituto e le sorelle con la passione che le sue Lettere Circolari testimoniano: sapeva incoraggiare con materno affetto quanto rimproverare con fermezza là dove non scorgeva adesione piena all’osservanza della Regola. Ebbe con il fondatore un rapporto libero e franco, alimentato da affettuosa obbedienza e da collaborazione attiva per il buon governo dell’Istituto.

Chi la conobbe come maestra e madre spirituale ne ricorda “l’intima unione con Dio, la materna carità, la prudenza, la semplicità e l’eroica obbedienza” (Fond., 100) e ne testimonia la costante sollecitudine per le giovani in formazione e per ogni comunità dell’Istituto: “con le probande e le novizie, ogni mese chiedeva conto del risultato della meditazione… era attivissima, energica, zelante, nulla trascurava per il buon andamento del’Istituto, s’interessava di tutto e di tutte, sempre amorosa con le suore, visitava spesso le case ed ogni tre anni attraversava mari e monti, pur di rivedere le sue figlie lontane ed esaminare le opere da lei iniziate”  (Testim. 1934).

Il lungo periodo trascorso alla guida dell’Istituto non mancò di affaticarne la salute; morì il 15 agosto 1914, giorno dell’Assunta, come sempre ella stessa aveva desiderato ponendo sotto il patrocinio di Maria la sua vita religiosa.

 

SUOR ELISABETTA JACOBUCCI

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Suor Elisabetta Jacobucci

 Agata Maria Jacobucci nacque il 23 luglio 1858 a Trevi nel Lazio (RM) da una semplice famiglia contadina. Modesta e riservata, manifestò fin dall’infanzia una volontà tenace nei suoi propositi. A 26 anni, l’8 febbraio 1885, lasciò la casa paterna per entrare in convento. Ricevuta a Roma da P. Simpliciano Maresca, frate alcantarino, la giovane postulante fu inviata a Castellammare di Stabia (NA), presso la casa madre dell’Istituto, dove, il 2 maggio dello stesso anno, vestì l’abito con il nome di Sr. Elisabetta della Santa Croce.

Il suo programma di vita fu evidente sin dal noviziato: dedizione ai poveri ed amore al Crocifisso.  Come novizia prestò assistenza agli infermi presso il conservatorio “S. Carlo Borromeo” a Venosa (PZ), dove emise i primi voti l’8 dicembre 1886.

Trascorse i seguenti 40 anni della sua vita e del suo impegno apostolico nella penisola sorrentina, presso l’Orfanotrofio femminile di Sant’Agnello (NA) tra le orfane, gli anziani, i poveri, per i quali quotidianamente svolgeva il suo lavoro di questuante. Nel suo peregrinare lungo le strade chiedeva elemosina ed offriva pace e conforto; figura semplice e luminosa, testimone di sacrificio, umiltà e preghiera, era venerata quale monacella santa dai tanti che la conoscevamo e la stimavano.

Dopo un breve periodo trascorso a C/Mare di Stabia, vise gli ultimi anni della sua vita presso l’Ospizio di mendicità “S. Maria del Lauro” in Meta di Sorrento, dove morì all’età di 80 anni, lasciando il ricordo delle sue eroiche virtù.

La vita di sr. Elisabetta, vissuta tutta per Dio a servizio dei fratelli, è ancora oggi modello per tutti coloro che ne intraprendono la conoscenza. Riconosciuta dalla Chiesa Serva di Dio, si sta procedendo nell’approfondimento del processo per la sua beatificazione.

 

SUOR LEONILDE CARAVELLA

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Sr Leonilde Caravella

Maria Luigia Caravella nacque il 5 settembre 1874 a Cerignola (FG). Entrata in convento a Castellamare di Stabia (NA), vestì l’abito il 16 luglio 1892, memoria della Vergine del Carmelo, con il nome di sr. Maria leonilde di S. Pietro d’Alcantara ed emise la professione l’8 dicembre 1895 a Tocco da Casauria (PE).

Svolse il suo servizio dapprima a Tocco da Casauria, quindi a Castellammare (NA) e a Scafati (SA); nel 1915, recatasi in visita a Manopello (PE) al Santuario del Volto Santo, rimase tanto affascinata dal luogo da desidervi l’erezione di una comunità alcantarina. In effetti così avvenne e l’anno successivo si avviò nel paese l’attività della Scuola materna “Mons. Zazzara” ad opera delle Suore. Sr Leonilde prestò la sua opera di educatrice a Manoppello fino alla morte, avvenuta santamente nel 1958. 

 Sr. Leonilde ha lasciato un profondo segno nella comunità cristiana che l’ha conosciuta; lo scorso ottobre, in suo devoto ricordo a cinquant’anni dalla morte, la cittadina di Manoppello le ha dedicato un triduo di preghiera e memoria.

 

SUOR CELESTE ELMOR

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sr. Celeste ELMOR

Fin dalla giovinezza si dedicò in modo speciale al servizio della gioventù attraverso la catechesi e la formazione. D’animo sensibile e delicato, coltivava ed insegnava la passione per la musica e la pittura.

Nel 1958 fu convocata a Roma per il capitolo Generale. Nominata maestra delle postulanti, rimase in Italia per 12 anni. Al ritorno in Brasile si occupò di diverse attività; in particolare, presso la casa N. S. Das Dores (RJ), organizzò corsi biblici e la promosse la Confraternita N. S. das Dores. In ragione della sua salute delicata fu trasferita nella fraternità di Paty do Alferes (RJ) ed in seguito all’Istituto P. Leonardo Carrescia (RJ), dove visse fino ai suoi ultimi giorni.

Sr. Celeste si distinse sempre per lo spirito di preghiera: gustava particolarmente sostare a lungo in adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Allo stesso tempo nutriva un grande predilezione per i poveri, ai quali dedicava il meglio di sé.

Durante il tempo della sua malattia continuò a consigliare e a guidare nel cammino cristiano coloro che le vivevano accanto. Si è spenta serenamente nel Signore il 14 aprile 2008.

La vita di sr. Celeste è stata, per tutti coloro che hanno condiviso con lei il tempo del suo cammino terreno, una presenza viva e luminosa di Dio; ora che continua a vivere unita al Signore può senza dubbio ripetere le parole dell’apostolo Paolo “So a chi ho creduto, la grazia del Signore non è stata vana” (2 Tm 1,12).

La sua testimonianza come suora alcantarina è stata profonda e radicale; suor Leonilde ha impostato la sua vita sugli insegnamenti di S. Francesco e S. Pietro d’Alcantara. La povertà, la preghiera, l’obbedienza sono stati i principi animatori del suo apostolato terreno, volto all’esaltazione dell’estremo sacrificio del Cristo. Così amava rivolgersi al Signore: “Signore, tu mi hai chiamato a lavorare nella tua vigna, dammi la forza del tuo Spirito e la gioia del tuo amore, la disponibilità al servizio, la carità all’ascolto, affinché io produca frutto di santità, di bontà, di pace”. (…)

Ha vissuto una profonda intimità di relazione con il Volto Santo, tanto da ssumere il suolo di mediatrice per ottenre le grazie invocate. Davvero tante erano le persone che si recavano da lei per chiedere conforto spirituale e materiale.

Negli ultimi anni della sua vita terrena il Signore l’ha voluta associare più intimamanete a sé attraverso la sofferenza, da lei portata con fede e docilità.