Pastorale carceraria

“Non solo presero a cuore l’educazione giovanile nella scuola, l’insegnamento del catechismo nella  Chiesa; ma percorsero ben presto le vie della città, prodigando cure ed assistenza… a tutti quelli che avevano bisogno di aiuto e di conforto.”


(da Origine e fondazione )

“…ero… carcerato e siete venuti a farmi visita…”   (Mt 25,36)

Proprio in questo tempo la Chiesa stessa, il Sommo Pontefice Benedetto XVI nell’esortazione “Sacramentum caritatis”, al n. 59 sottolinea l’attenzione per i carcerati evidenziando che “la tradizione spirituale della Chiesa, sulla scorta di una precisa parola di Cristo (cfr. Mt 25,36), ha individuato nella visita ai carcerati una delle opere di misericordia corporale. Coloro che si trovano in questa situazione hanno particolarmente bisogno di essere visitati dal Signore stesso nel sacramento dell’Eucaristia. Sperimentare la vicinanza della comunità ecclesiale, partecipare all’Eucaristia e ricevere la Santa Comunione in un periodo della vita così particolare e doloroso può sicuramente contribuire alla qualità del proprio cammino di fede e favorire il pieno recupero sociale della persona. Interpretando i desideri espressi nell’Assemblea sinodale chiedo espressamente alle Diocesi di fare in modo che, nei limiti del possibile, vi sia un adeguato investimento di forze nell’attività pastorale rivolta alla cura spirituale dei detenuti”

Sono questi inviti e gesti che offrono uno spazio ecclesiale sul quale muoversi e che motivano il cammino verso un servizio di pastorale carceraria.

 

 

“Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere.” (Eb 13,3)

Questa esperienza è per le suore motivo di conversione, come è stato per Francesco d’Assisi che cominciò il suo cammino di conversione dai lazzaretti, dalla condivisione con i lebbrosi  invitando a fare lo stesso non solo a chi ormai lo seguiva da tempo ma anche con i novizi. La Leggenda Perugina (FF 1658), racconta: “…nei primordi quando i frati presero a moltiplicarsi, volle che abitassero nei lazzaretti a sevizio dei lebbrosi. A quel tempo quando nobili e popolani si presentavano come postulanti, fra le altre cose che venivano loro annunziate, si diceva ch’era necessario servire i lebbrosi e stabilirsi nei lazzaretti.”. I lazzaretti di un tempo non esistono più, ma ne esistono molti altri. Tanti santuari in cui i poveri e gli ultimi si nascondono o se vogliamo dirla tutta, la società li nasconde. Il carcere, là dove non c’è un po’ di volontariato, che accanto al personale socio-educativo, sanitario, penitenziario e giudiziario si prende cura dei carcerati, là dove manca una comunità cittadina che se ne interessa, può essere considerato un moderno lazzaretto. È proprio in comunione con il volontariato che fino ad oggi le suore, alcune postulanti e novizie, in collaborazione con i frati che, sono stati recentemente istituzionalizzati in questo servizio e i cappellani dei carceri, ‘hanno assaggiato’ e avviato questo servizio. Infatti anche questi poveri sono di tutti!

In questa esperienza è stato possibile incontrare al di là delle sbarre, al di là della scorza dura che un detenuto può avere, al di là del pregiudizio ampiamente diffuso, al di là del reato e della pena, un FRATELLO! Un fratello con cui “usare misericordia” (FF110; FF348), un fratello che (per usare un’espressione tratta dal libro ‘Risvegliato dai lupi’) mi ha convinto che: “così come non esiste un male che l’uomo, qualsiasi uomo, non possa commettere, così non esiste male che Dio non perdoni.” Perchè tutto questo sia vero anche per questi fratelli, il nostro carisma può mettersi a sevizio, per riportare davvero l’uomo al Vangelo; per far sì che il tempo del carcere e il carcere stesso siano PER i detenuti, perchè le condizioni di vita siano e si mantengano aperte. Perchè nella grande macchina istituzionale questi fratelli non tornino ad una dipendenza infantile legata a qualsiasi permesso o premio, ma possano da adulti scegliere anche se nel limite anzi proprio lì, scegliere di ascoltare una Parola di vita!

“Certe che -come fu per don Vincenzo nell’iniziare ogni sua opera- la sollecitudine per il bene dell’altro non è una fatica soltanto esteriore, ma un travaglio dell’anima!” Ridisegniamo il nostro ruolo ecclesiale e sociale, perché ogni detenuto e noi come Istituto, riscopriamo la dignità come protagonista della nostra storia. Tutto questo per diventare ancora “madri” e per imparare tutti ad essere liberi.

Le nostre comunità che sono anche al servizio della pastorale carceraria sono:

Maglie, Bisceglie, Casa madre Santa Croce, Bari, Casa Frate Jacopa, Casa Madonna della Pace

 

 

 ATTIVITA’ ALL’INTERNO DEL CARCERE

 

 

  •       Accompagnamento e sostegno morale con colloqui individuali e di gruppo. 
  • Catechesi.
  • Animazione liturgica. 
  • Mediazione tra la società civile e il detenuto (per famiglie, associazioni, parrocchie…)

 

 

 ATTIVITA’ ALL’ESTERNO DEL CARCERE

 

 

  • Sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui problemi di sicurezza, delle pene, dei diritti civili, attraverso seminari, incontri, nelle parrocchie, nelle scuole, nelle università…dando voce e nome ad un problema di tante famiglie.
  • Collaborazione con i centri del servizio sociale
  •  Accompagnamento di detenuti in permesso
  • Ricerca ed attività di volontariato per detenuti in semilibertà e affidamento
  • Progetti di accompagnamento e di reinserimento sociale, familiare e lavorativo
  • Sostegno alle famiglie dei reclusi attraverso incontri di formazione e giornate di condivisione
  • Corrispondenza con persone detenuti
  • Sostegno di tutto il servizio con la preghiera di ogni suora.